
In considerazione della recente proposta di aumento delle tariffe telefoniche avanzata da Telecom Italia, aumento che si verificherebbe esclusivamente nel settore delle telecomunicazioni ancora soggette a monopolio;
visto il comunicato dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato emesso in data 2.2.95;
viste le direttive 90/388/CEE, 92/44/CEE e 95/62/CE;
visto l'articolo 90, paragrafo 1 in combinato disposto con l'articolo 86 del Trattato;
visti gli indici dei prezzi delle tariffe di fonte OFTEL e quelli della Analysis Publications;
vista la comunicazione alla Commissione 93/C 263/07 (GUCE 10/10/95);
Si desidera sapere:
Si richiede, inoltre, un parere sull'imposta governativa applicata alla telefonia personale mobile sia TACS che GSM in quanto questa possa costituire un ostacolo allo sviluppo del mercato delle telecomunicazioni nella Repubblica Italiana.
La Commissione non dispone di elementi che le consentano di considerare l'aumento delle tariffe di Telecom Italia come un abuso di posizione dominante. Secondo Telecom Italia, gli aumenti proposti mirerebbero unicamente ad allineare le corrispondenti tariffe con i costi.
Il riequlibrio delle tariffe telefoniche sulla base dei costi costitutivi rappresenta un elemento centrale della politica comunitaria delle telecomunicazioni. Con lettera del 21 dicembre 1995, la Commissione ha ricordato al governo italiano che era necessario consentire a Telecom Italia di riequilibrare le sue tariffe, permettendo al tempo stesso una tutela particolare e adeguata a favore di talune categorie di utenti nel quadro del servizio universale. Alla vigilia dell'apertura della telefonia alla concorrenza, il mantenimento di squilibri tariffari è infatti causa di grossi problemi. Per un verso, tariffe troppo elevate delle comunicazioni internazionali potrebbero attirare artificialmente dei concorrenti in questo segmento del mercato; per atro verso, invece, nessuno sarebbe interessato ad investire nella rete locale perché le tariffe applicate non permetterebbero di realizzare margini sufficienti per ammortizzare i costi.
Come la Commissione ha recentemente ricordato nella sua comunicazione del 13 marzo 1996 sul servizio uiniversale, questo riequilibrio può essere attuato secondo varie formule e, malgrado l'aumento della produttività degli operatori delle telecomunicazioni, può implicare in una prima fase taluni aumenti tariffari. Simili aumenti possono essere necessari per rendere remunerativi degli investimenti nella rete locale. Solo il potenziamento della capacità disponibile e l'ammodernamento della rete consentiranno infatti, a termine, un ribasso delle tariffe.
Eccetto in caso di violazione del principio dell'orientamento sui costi e di aumenti abusivi, non spetta alla Commissione pronunciarsi sull'approccio specifico seguito dagli operatori nazionali per riequilibrare le loro tariffe
Alla commissione, infine, non sono pervenute denunce contro l'imposta governativa che il governo italiano applica sul fatturato degli operatori della telefonia mobile in Italia. Essa comprende comunque che il governo italiano abbia intenzione di ridurla progressivamente.