E’ convinzione oramai condivisa a livello internazionale che un moderno sistema di infrastrutture di telecomunicazione a banda larga costituisce una precondizione per lo sviluppo economico, sociale e culturale di ciascun paese.
Definire la ‘larga banda’ in modo numerico, come retaggio di classificazioni storiche, o con stretto riferimento alle tecnologie oggi impiegate non appare come il modo migliore per caratterizzare le reti di telecomunicazione. In questo lavoro si propone un approccio orientato ai servizi per ridefinire la ‘larga banda’ partendo dai portafogli di servizi e in modo indipendente dalle tecnologie.
Esistono due tipologie chiave di servizi di comunicazione forniti all’utenza delle reti a larga banda: i servizi "streaming" ed i servizi "dati". I primi trasferiscono informazioni audio e/o video per comunicazioni interpersonali (telefonia, videotelefonia, videoconferenza) o diffusive (AudioWeb, VideoWeb, Video on Demand, telesorveglianza). I secondi fanno riferimento alle tradizionali applicazioni Internet, realizzate in modo interattivo (web browsing, commercio elettronico) e non (posta elettronica, trasferimento di archivi).
I portafogli di servizi sono informalmente definiti come gruppi di servizi di comunicazione che possono essere offerti in blocco alle diverse tipologie di utente.
L’individuazione dei portafogli di servizi consente di individuare tre profili d’accesso per le diverse tipologie di utenza. Questo approccio ha il vantaggio di essere indipendente da e poter evolvere con le tecnologie impiegate per l’accesso ed il trattamento delle informazioni.
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Profilo d’accesso ‘Base’ (entro 640 Kbit/s) |
Profilo d’accesso ‘Intermedio’ (tra 640 Kbit/s e 8 Mbit/s) |
Profilo d’accesso ‘Alto’ (da 8 Mbit/s a 155 Mbit/s) |
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Tipologia utenza |
Utenza residenziale |
Utenza residenziale avanzata, piccole e medie imprese ed Amministrazioni |
Medie e grandi imprese ed Amministrazioni |
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Portafoglio servizi |
Servizi dati; servizi "streaming" diffusivi a bassa qualità; servizi "streaming" interpersonali (solo audio) |
Servizi dati; servizi "streaming" diffusivi ad alta qualità (utenza residenziale); servizi "streaming" interpersonali |
Servizi dati; servizi "streaming" diffusivi ad alta qualità; servizi "streaming" interpersonali |
Si definisce come rete d’accesso quel segmento della rete che collega fisicamente i nodi periferici ai singoli utenti, per tratte che possono andare dalle centinaia di metri a oltre 4 km. Spesso si usa identificare questo segmento di rete come ultimo miglio, proprio per sottolineare che si tratta della parte terminale della rete che collega gli utenti. Mantenendo la stessa simbologia, quando si descrivono le soluzioni in cui si giunge fino alle singole attestazioni d’utente, si usa parlare di ultimo metro.
Accesso in rame (doppino telefonico). E’ il mezzo trasmissivo più utilizzato. Un doppino è costituito da due fili di rame e costituisce il portante storicamente utilizzato per la telefonia analogica in area d'accesso. Attraverso il doppino si collega fisicamente la centrale locale con la sede del cliente per tratte che possono andare dalle centinaia di metri a oltre 4 km.
Negli anni ottanta una mole molto significativa di ricerca ha condotto alla definizione della tecnologia ISDN (Integrated Service Digital Network), primo esempio di introduzione delle tecniche numeriche nell'area d'accesso.
Dalla metà degli anni novanta, l'esigenza di sfruttare appieno questo portante così diffuso ha condotto allo studio ed alla realizzazione dei sistemi xDSL (x Digital Subscriber Loop). Attualmente la rete d’accesso è, per ragioni storiche, completamente di proprietà di Telecom Italia che, con pesanti investimenti tra la fine degli anni ottanta e l'inizio degli anni novanta, ha adeguato la rete in rame agli standard internazionali. Da questi dati potrebbe risultare, quindi, che la rete d’accesso in rame risulti già adeguata per l'offerta di servizi a larga banda con sistemi xDSL; riguardo a questa osservazione bisogna però tenere in conto due elementi molto importanti:
a causa di problemi di diafonia (fenomeno di accoppiamento elettromagnetico tra i segnali che viaggiano su portanti affasciati nello stesso cavo) solo il 50% dei doppini risulta effettivamente a disposizione;
la presenza di un numero di doppini doppio rispetto a quelli attualmente attivi va intesa in senso statistico, potendosi presentare frequentemente situazioni, soprattutto nelle grandi città, in cui i doppini risultino già tutti assegnati o addirittura non disponibili per nuovi allacci.
xDSL indica, quindi, un insieme di tecniche trasmissive che consentono di fornire servizi a larga banda in area d’utente utilizzando, come mezzi trasmissivi, i portanti in rame già installati. La realizzazione di un collegamento xDSL prevede la sola installazione di un trasmettitore in centrale e di un ricevitore in casa dell’utente, senza necessità di intervenire sul collegamento fisico e riducendo notevolmente i costi di fornitura dei servizi a larga banda. Inoltre, l’installazione in casa dell’utente potrebbe essere effettuata anche da personale non esperto (in particolare l’utente stesso), consentendo, in questo modo, la realizzazione e la commercializzazione di sistemi "plug & play".
ADSL (Asymmetric Digital Subscriber Line) è una tecnica trasmissiva asimmetrica che consente, se utilizzata al massimo delle sue potenzialità, di fornire capacità di 8 Mbit/s verso l’utente e di 800 kbit/s verso la rete, con doppini di lunghezza massima di 3 km. Con capacità inferiori verso l’utente, come quelle attualmente commercializzate a 640 kbit/s, è possibile ottenere prestazioni adeguate anche in configurazioni con doppini di lunghezza dell’ordine dei 4 km.
VDSL (Very High bit rate Digital Subscriber Line) è sostanzialmente una evoluzione dei sistemi asimmetrici ADSL verso capacità fino a 50 Mbit/s verso l’utente e dell’ordine di alcuni Mbit/s verso la rete, per doppini di lunghezza massima dell’ordine di alcune centinaia di metri.
SDSL/HDSL. I sistemi SDSL (Symmetrical Digital Subscriber Line) sono sistemi simmetrici con una larghezza di banda che può raggiungere le decine di Mbit/s. Attualmente sono disponibili offerte commerciali per i sistemi simmetrici denominati HDSL (High bit rate Digital Subscriber Line) che consentono collegamenti a 2 Mbit/s su distanze fino a 2,5 km.
Le soluzioni più attraenti a medio-lungo temine per le reti d’accesso sono quelle basate sulla fibra ottica, con cablaggi fino agli edifici, la cosiddetta FTTB (Fibre To The Building), o fino all’utente finale, la cosiddetta FTTH (Fibre To The Home).
Talvolta, ove non sia possibile raggiungere direttamente con la fibra i singoli utenti o piccoli gruppi di essi, si può adottare una soluzione intermedia, spesso indicata in letteratura come FTTC (Fibre To The Curb), per significare appunto che la fibra giunge comunque nelle immediate vicinanze dell’utente (marciapiede, condominio, ecc.) e la distanza finale non in fibra è ridotta a poche decine o centinaia di metri al massimo. Per quest’ultimo tratto si potrà ancora utilizzare il portante in rame adottando le tecnologie xDSL.
WLL (Wireless Local Loop) ed i sistemi via satellite sono tecnologie basate sull’utilizzo del mezzo radio alternative ai sistemi cellulari. Wireless Local Loop vanta costi realizzativi e gestionali ridotti, nonché un minore impatto urbanistico, dei sistemi su fibra, cavo coassiale e rame. Tra i principali ostacoli alla loro affermazione vi sono i vincoli normativi (necessità di assegnare ed acquisire le frequenze per operare) e la limitata quantità di risorse radio; inoltre, alcune tecnologie sono ancora allo stato sperimentale. I sistemi via satellite a larga banda e con canale d’interazione sono in fase di sperimentazione ed è forse prematuro asserirne l’impiego per ampi bacini d’utenza. Comunque gli investimenti nel settore avranno una ricaduta non trascurabile sul panorama dei sistemi d’accesso a larga banda, specialmente per quanto riguarda aree rurali e paesi in via di sviluppo.
La rete di raccolta può essere utilmente realizzata con anelli in fibra ottica. Le tecnologie utilizzate sono quella SDH (Synchronous Digital Hierarchy) e quella della LAN estesa con interfacce GBE (GigaBit Ethernet).
Un diffuso sviluppo infrastrutturale delle reti di telecomunicazione è un fattore di rilevanza decisiva per ciascuna area e per il superamento della perifericità e della marginalizzazione dei territori caratterizzati da un minore sviluppo economico e dei relativi sistemi produttivi e sociali, con effetti di crescita della competitività dell’intero sistema.
La possibilità di accedere alla larga banda e ai servizi costituisce una nuova forma di servizio universale e quindi è parte integrante dei diritti di cittadinanza. Una società delle opportunità e quindi più giusta viene costruita cogliendo i vantaggi offerti dall’innovazione.
Le dinamiche spontanee del mercato, soprattutto nel nuovo contesto concorrenziale e in presenza della privatizzazione del maggiore operatore di telecomunicazioni, non sono in grado di garantire in numerose realtà locali sufficienti investimenti in infrastrutture. Da ciò la necessità dell’intervento pubblico, con politiche volte ad incentivare e favorire questo tipo di investimenti soprattutto nelle aree scarsamente remunerative.
Sin dai primi anni novanta, caratterizzati dalle politiche per la liberalizzazione, l’Unione europea ha riconosciuto alla Società dell’informazione un ruolo decisivo nella strategia di sviluppo nazionale e regionale (Rapporto Delors e Bangemann). Conferma della sempre maggiore importanza attribuita alla società dell'informazione nella politica di sviluppo regionale è emersa anche nell’iniziativa della Commissione europea "eEurope – Una società dell’informazione per tutti" e nel nuovo quadro normativo sui Fondi strutturali. La presidenza svedese ha presentato una bozza di documento per il prossimo vertice di Stoccolma in cui lo sviluppo della banda larga (e la possibilità di utilizzare i fondi strutturali) è al primo posto tra le priorità.
L’Italia è stato tra i Paesi che con maggiore convinzione hanno richiesto la possibilità di utilizzare i Fondi strutturali per favorire investimenti nelle aree disagiate. Il documento elaborato dal Ministero del tesoro relativo al Quadro comunitario di sostegno delle regioni italiane dell’obiettivo 1 per il periodo 2000-2006 riconosce la possibilità di utilizzare i Fondi strutturali per favorire lo sviluppo della banda larga nelle aree disagiate.
Numerosi Paesi (tra questi Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Norvegia, Portogallo, Regno Unito, Spagna, Stati Uniti, Svezia) stanno considerando l’avvio di misure specifiche per sviluppare reti a larga banda per aumentare efficienza e generare crescita economica. Sebbene le politiche adottate differiscano da paese a paese, si registrano numerose iniziative volte a spingere il mercato alla realizzazione delle nuove infrastrutture anche con forme di sostegno pubblico. Due stati europei: Svezia e Norvegia hanno lanciato Piani nazionali per lo sviluppo delle infrastrutture a banda larga. La Francia ha commissionato un Rapporto (Bourdier Report, 31 marzo 2000) che sia di fondamento per la realizzazione di politiche e strategie pubbliche. Il Regno Unito e la Svezia stanno valutando la possibilità di avviare una politica di sovvenzioni pubbliche e sgravi fiscali per incrementare la creazione di network ad alta velocità in aree rurali o depresse. L’Irlanda si è servita di fondi europei per estendere la larga banda anche alle zone remote ed economicamente svantaggiate (anche Telecom Italia ha utilizzato Fondi relativi alla programmazione 1994-99).
Tutti i paesi sembrano concordi sul fatto che la domanda pubblica di connessioni può favorire lo sviluppo delle infrastrutture.
Negli Stati Uniti il recente (agosto 2000) rapporto curato dalla FCC pur tracciando un bilancio sostanzialmente positivo della diffusione e la realizzazione delle infrastrutture a larga banda su tutto il territorio federale, sottolinea come alcune aree geografiche e alcune fasce sociali siano a rischio di esclusione e raccomanda anche l’attuazione di programmi federali, statali o locali volti ad incentivare la realizzazione delle infrastrutture. In Canada, il Governo ha istituito una task force (National Broadband Task Force) che affiancherà il governo nella realizzazione dell’obiettivo di fornire Internet a larga banda a tutte le comunità canadesi entro il 2004.
La Comunicazione della Commissione "Linee direttrici per i programmi del periodo 2000-2006"; il Piano di azione europeo "eEurope 2002"; il documento tecnico della Commissione "Società dell’informazione e sviluppo regionale. Interventi del FESR nel periodo 2000-2006. Criteri per la valutazione dei programmi" esprimono il riconoscimento che un cofinanziamento diretto di progetti relativi alle infrastrutture di telecomunicazione può essere giustificato laddove c’è una chiara esigenza di interventi pubblici poiché il mercato non è riuscito a risolvere una situazion, caratterizzata da problemi specifici: zone rurali, periferiche o scarsamente popolate, in cui più modesti sono i tassi di utilizzo e le rese degli investimenti.
Tali investimenti devono essere gestiti in maniera tale da non creare distorsioni alla concorrenza e devono essere connessi ad una strategia unica ed integrata che tenga conto delle caratteristiche delle strutture socio-economiche regionali.
Le principali disposizioni che disciplinano l’attività di installazione di infrastrutture di telecomunicazione sono: la legge 249/97 (Istituzione dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e norme sui sistemi delle telecomunicazioni e radiotelevisivo); il decreto del Presidenza della Repubblica 318/97 (Regolamento per l'attuazione di direttive comunitarie nel settore delle telecomunicazioni); la direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 3 marzo 1999 (Razionale sistemazione nel sottosuolo degli impianti tecnologici).
A ciò vanno aggiunte le deliberazioni dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni soprattutto in tema di liberalizzazione dell’ultimo miglio.
Le Autorità competenti per il settore (AGCM, AGCM) hanno il compito di garantire l’applicazione delle regole a salvaguardia della concorrenza e del pluralismo.
Il nuovo ruolo degli utenti delle tlc. Non più la netta demarcazione tra utenti affari e utenti residenziali, ma identificazione di nuove classi, distinte anche dal tipo di accesso: singolo o collettivo. Per ciascuna di esse, rispettivamente, vanno poi individuati parametri quali: età media, livello di diffusione dei PC, alfabetizzazione informatica, accesso a Internet, grado di urbanizzazione, conoscenza della lingua inglese, ecc. e poi banda richiesta (ampiezza, continuità, variabilità nel tempo), interattività, livelli di qualità, mobilità, simmetria, personalizzazione dei servizi.
Le esigenze legate alla possibilità di offrire, a tutte le classi di utenza, i necessari servizi di telecomunicazione possono essere soddisfatte scegliendo una o più alternative infrastrutturali. La realizzazione di una rete basata su questo criterio richiede, con ogni probabilità un consistente intervento inteso ad adeguare l’infrastruttura esistente.
Allo stato attuale, esistono varie opzioni di sviluppo delle infrastrutture di rete: tutte hanno in comune l’obiettivo di consentire un adeguato potenziamento con il fine di soddisfare la richiesta di servizi a banda larga ipotizzabile già da un prossimo futuro. Ecco le possibili opzioni di sviluppo:
- Sviluppo delle infrastrutture di accesso di tipo ottico
- Sviluppo delle infrastutture di accesso di tipo xDSL
- Sviluppo delle infrastutture di accesso di tipo WLL
Quali tecnologie adottare? Tra le alternative disponibili vanno scelte quelle in grado di massimizzare l'uso delle infrastrutture esistenti (compatibilmente con le esigenze di servizio), affiancandole con adeguate politiche di regolamentazione (in particolare riguardo all'interconnessione).
Con quali modalità, in termini sia di finanziamenti sia di realizzazione, si procederà all’adeguamento dell’infrastruttura di rete?
Quali i ruoli delle imprese private e in particolare di quelle con maggiori forza di mercato?.
Quale tipo di informazione sulla rete? Quali garanzie sui contenuti? Libertà d'informazione, tutela delle minoranze, tutela del diritto di autore (temi peraltro non oggetto del presente lavoro).
Gli enti territoriali, soprattutto le regioni, ma anche i comuni e le province, possono esercitare un ruolo decisivo per lo sviluppo delle infrastrutture a banda larga.
Le tappe prioritarie per un piano di lavoro per ora individuate sembrano essere:
monitoraggio delle infrastrutture esistenti (dorsali, impianti di trasmissione via etere; ultimo miglio);
censimento delle aree che necessitano del cablaggio in fibra ottica (per esempio distretti industriali, o luoghi di insediamento di soggetti che necessitano connessioni in fibra ottica);
definizione delle istituzioni pubbliche (uffici pubblici, scuole, servizi sanitari, ecc.) che necessitano di collegamenti a banda larga.
Individuazione delle imprese di telecomunicazioni che operano o che intendono investire nel teritorio.
Adozione di tutti i provvedimenti amministrativi in grado di facilitare le attività degli operatori di tlc (in particolare Direttiva PCM del 3 marzo 1999 relativa all’uso del sottosuolo e adozione regolamenti comunali previsti dalla legge n. 249 del 1997).
Ciascuna regione potrebbe utilizzare risorse pubbliche, nel rispetto dei piani di sviluppo territoriale e delle regole sulla concorrenza, nei casi in cui gli investimenti privati risultino assenti o insufficienti. Una possibile soluzione potrebbe essere quella di effettuare bandi di gara per acquistare i servizi di telefonia da quegli operatori che si impegnano a investire nelle infrastrutture. In altri termini la domanda pubblica può costituire un fattore estemamente importante (del resto evidenziato nei documenti dei diversi paesi). Nei paesi del Nord America gli operatori sembrano utilizzare gli allacciamenti a grandi consumatori di servizi di telecomunicazioni (anchor tenant) per estenderli anche ad altre attività economiche, soggetti pubblici, organizzazioni non profit o singoli cittadini che risiedono nella stessa area. Infine non può essere escluso l’intervento diretto di società a capitale pubblico o misto dirette alla creazione di reti locali.
Il Governo centrale, e in particolare la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero del tesoro, il Ministero delle comunicazioni, il Ministero dell’industria dopo aver svolto un’azione importante a livello internazionale possono promuovere innanzitutto la costituzione di un tavolo di lavoro comune con gli enti territoriali e le parti sociali per concordare strategie nazionali. In particolare:
la legge 249 affida Governo e al Parlamento, e non all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ovviamente nel rispetto della disciplina comunitaria, la definizione dei principi generali relativi all’accesso, al servizio universale e all’interconnessione;
il tema dei possibili sgravi fiscali per gli investimenti in banda larga;
l’individuazione delle diverse tipologie di soluzioni che potranno essere adattate alle specificità di ciascuna realtà territoriale;
il monitoraggio delle infrastrutture (in particolare le dorsali) nazionali;
le ricadute industriali e occupazionali.
In questa direzione potrebbe operare anche il gruppo di lavoro sulla Società dell’informazione previsto dal Ministero del tesoro nell’ambito delle politiche relative all’utilizzo dei fondi strutturali.
Sul piano della regolamentazione si pongono con urgenza i temi del recente dibattito sulle modalità con cui garantire, nell'ambito del mercato nazionale delle telecomunicazioni, agli operatori del settore concorrenti con l'ex-monopolista effettive possibilità di l'accesso alle tecnologie per la fornitura di servizi a banda larga Assume un'importanza fondamentale per lo sviluppo di un libero mercato, per la tutela dei consumatori, ma anche per lo sviluppo economico, sociale e culturale dell'intero paese creare le condizioni necessarie per un'effettiva pluralità di offerta dei servizi di accesso a banda larga. Garantire un libero mercato ed effettive possibilità di sviluppo di questi servizi appare inoltre indispensabile per un aumento della capacità delle imprese del settore di competere a livello internazionale.
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Profilo d’accesso ‘Base’ (entro 640 Kbit/s) |
Profilo d’accesso ‘Intermedio’ (tra 640 Kbit/s e 8 Mbit/s) |
Profilo d’accesso ‘Alto’ (da 8 Mbit/s a 155 Mbit/s) |
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Tipologia utenza |
Utenza residenziale |
Utenza residenziale avanzata, piccole e medie imprese ed Amministrazioni |
Medie e grandi imprese ed Amministrazioni |
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Portafoglio servizi |
Servizi dati; servizi "streaming" diffusivi a bassa qualità; servizi "streaming" interpersonali (solo audio) |
Servizi dati; servizi "streaming" diffusivi ad alta qualità (utenza residenziale); servizi "streaming" interpersonali |
Servizi dati; servizi "streaming" diffusivi ad alta qualità; servizi "streaming" interpersonali |
Forum per la Società dell'Informazione: Daniela Battisti, Gabriella Mazzei, Giuseppe Rao
Fondazione Ugo Bordoni: Marco Carbonelli, Sabrina Cioffi, Giacinto Dammicco, Wolfango Maggi, Franco Menaglia, Isabella Palombini, Andrea Pannone, Daniele Perucchini, Giuseppe Russo, Paolo Talone, Roberto Winkler.
Fonte: Governo Italiano