NUOVA ECONOMIA E INNOVAZIONE TECNOLOGICA

Urso: l'Italia deve superare il gap tecnologico e di ricerca che l'Ulivo ha accumulato in anni di malgoverno

Un ministero della ricerca scientifica e dell'Innovazione tecnologica, come esiste negli altri Paesi avanzati, e una legge-obiettivo sulle infrastrutture delle comunicazioni da realizzare nella prima legge finanziaria del nuovo Governo, sono le due nuove proposte prioritarie che Alleanza nazionale vuole inserire nel programma di governo della Casa delle Libertà per recuperare il grave ritardo tecnologico che rischia di pregiudicare gli interessi nazionali, ma soprattutto quelli delle generazioni future. La recente rivolta degli scienziati contro il ministro dell'oscurantismo ecologico ha fatto emergere in tutta evidenza il gap italiano sulla ricerca e sull'innovazione rispetto ad altri partner comunitari, che spendono più del doppio di noi per questo fondamentale comparto. Le nostre aziende di telecomunicazioni hanno ridotto gli investimenti e il loro "potere tecnologico" dall'inizio degli anni Ottanta, e la loro capacità di ricerca è in costante discesa. Negli anni del governo dell'Ulivo, inoltre, sono ulteriormente diminuiti gli investimenti, sia pubblici sia privati, la ricerca e l'innovazione. La riforma Bassanini è nata in una logica paleoindustriale e ancora sostanzialmente operaista, accorpando nel ministero dell'Industria, chiamato ministero delle Attività produttive, le Reti, le Comunicazioni, il Commercio con l'Estero, parte della ricerca scientifica e persino del turismo. Invece negli altri Paesi occidentali avanzati si è realizzata una radicale inversione delle priorità di governo, in linea con la nuova rivoluzione tecnologica ed economica, in molti casi proprio attraverso la creazione di un ministero della Ricerca e dell'Innovazione, nuovo asse della politica industriale. Un dicastero insomma che dovrebbe innanzitutto accorpare l'intera ricerca, ancora oggi divisa a spezzatino in ministeri diversi, per poi diventare lo strumento di interventi innovativi in politica economica. Si cercherà poi di aggiungere nel programma di governo sulle infrastrutture una sezione specifica dedicata alle infrastrutture della modernità, che sono le grandi reti delle comunicazioni che ancora mancano al nostro Paese, e che sono altrettanto importanti di quelle autostradali, ferroviarie, portuali e aeroportuali sulle quali Berlusconi si è già impegnato con grande determinazione ed efficacia. Dal cablaggio delle città, che oggi viene realizzato solo nelle zone ad alta remuneratività, a Internet, per la quale sono necessari interventi normativi che facilitino accesso, sicurezza e privacy, alla piattaforma digitale terrestre, occasione di sviluppo e occupazione, alla rete Umts, che non può certo realizzarsi con le attuali normative, alla navigazione satellitare, dove si gioca la sovranità delle nazioni: l'Italia insomma ha bisogno di un "piano modernità" che consenta di coniugare innovazione e identità. Lo stesso Berlusconi ha parlato delle tre "i" necessarie alla nostra scuola: internet, inglese e informatica. Ha ragione, ma noi dobbiamo aggiungere, preservare i rafforzare anche la "i" della identità nazionale, senza la quale sarà impossibile vincere la sfida della globalizzazione. Una sfida decisiva soprattutto nel Mezzogiorno: l'economia della conoscenza è anche e soprattutto l'economia del sole: negli Stati Uniti ha prevalso la cintura meridionale, con alta tecnologia e turismo, sull'area del Nord industriale; in Europa, si sta già realizzando una nuova "cintura del sole" che partendo dalla penisola iberica dovrà trovare il suo asse centrale proprio nel nostro Mezzogiorno, ponte storico, culturale, sociale. Noi vorremmo che diventasse anche un ponte telematico tra le due metà d'Europa e nel Mediterraneo.


Fonte: Alleanza Nazionale


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