OPERAZIONE TRASPARENZA

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Internet, 11 maggio 1999

PARTITA SU INTERNET LA RIVOLTA CONTRO LA FINTA TRASPARENZA TELECOM: LE FURBERIE PER FAR SPARIRE DALLA BOLLETTA QUALSIASI POSSIBILITÀ DI CONTROLLO, LE CONTESTAZIONI AL GARANTE RODOTÀ.

26 milioni di italiani, quante sono le utenze telefoniche domestiche in Italia, credono di ricevere da Telecom la cosiddetta “bolletta trasparente”. Errore! È una pia illusione, perché ad un attento esame si scopre in realtà che il gestore monopolista, con perfide clausole, col pretesto della privacy e altre furberie impedisce all’utente qualsiasi possibilità di controllo. Con l’espediente di documentare solo le telefonate superiori ai 4 scatti abbiamo infatti questo bel risultato:

  1. nella fascia diurna 8.00 -18.30 spariscono dalla documentazione tutte le telefonate urbane che non durano almeno 14 minuti e mezzo (4 scatti × 220 secondi, cioè il ritmo di conteggio, fanno per l’appunto 880 secondi, ovvero 14,6 minuti);
  2. nella fascia serale 18.30-8.00 invece spariscono tutte le telefonate della durata inferiore a ben 26 minuti! (4 scatti × 400 secondi fanno per l’appunto 1600 secondi, ovvero 26,6 minuti).

Tutto ciò è in contrasto con quanto dispone il Decreto Legge n. 171/98, che non prevede affatto un limite nella documentazione delle telefonate. Ma non basta: con la scusa della privacy, vengono “mascherate” le ultime tre cifre delle telefonate superstiti a questo bel giuoco di prestigio della Telecom, rendendo di fatto impossibile l’identificazione dei numeri che si prestano a 1000 ipotetiche combinazioni e, cosa ancor più grave, impedendo a priori qualsiasi contestazione degli addebiti. Come si fa infatti a contestare un numero a cui mancano tre cifre? Impossibile!

Ma poi che c’entra la privacy? Se un pensionato, poniamo, vive da solo, non ha forse il diritto di veder documentate le sue stesse telefonate? Secondo Telecom Italia e il Garante Rodotà no.

Ma c’è di peggio. Nei piccoli centri abitati tutti i numeri iniziano con le 3 stesse cifre; in provincia di Trento per esempio gli abitanti di Molveno hanno il numero che inizia per 586, quelli di Aldeno col 689, di Andalo col 585, quelli di Bedollo col 556 eccetera. Vale a dire che per il pensionato che viva da solo a Molveno (e per altri milioni di utenti che risiedono in un qualsiasi piccolo paese d’Italia) la trasparenza delle bollette Telecom è un puro miraggio, se non un’autentica presa in giro: tutte le telefonate destinate nel proprio paese iniziano infatti con le tre stesse cifre, mentre le altre tre sono mascherate per via della privacy! Bella trasparenza!

Ma Telecom si fa forte del famigerato (e a dir poco contraddittorio) art. 5 del D.L. 171/98, comma 3, che sembra fatto su misura per favorire il gestore telefonico e gabbare ancora una volta l’utente:

“Gli abbonati hanno diritto di ricevere in dettaglio, a richiesta e senza alcun aggravio di spesa, la dimostrazione degli elementi che compongono la fattura, relativi, in particolare, alla data e all’ora di inizio della conversazione, al numero selezionato, al tipo, alla località, alla durata e al numero di scatti addebitati per ciascuna conversazione. In ogni caso, nella documentazione fornita all’abbonato non sono evidenziate le ultime tre cifre del numero chiamato”.

Tale comma cioè da una parte ribadisce il diritto degli abbonati “di ricevere in dettaglio, a richiesta e senza alcun aggravio di spesa, la dimostrazione degli elementi che compongono la fattura” dall’altra lo nega imponendo “in ogni caso” l’oscuramento delle ultime tre cifre. Non si capisce infatti come dei numeri mascherati possano costituire dimostrazionedi alcunché.

Ma il bello (il bello?) è che l_oscuramento delle bollette viene giustificato spudoratamente col pretesto della privacy e, beffa delle beffe, con “l’adeguamento” alla direttiva europea 97/66/CE. Tale direttiva in realtà non impone affatto l’oscuramento delle bollette ma tende, al contrario, ad incentivare i gestori alla massima trasparenza. Non si comprende bene poi per quale oscura ragione l’intestatario di un telefono privato non dovrebbe avere diritto alla documentazione degli addebiti delle sue stesse telefonate, che tra l’altro dovrà comunque pagare!

In Germania ed altri paesi europei più seri del nostro gli abbonati ricevono da anni la documentazione integrale, senza oscuramenti, senza furberie o fantasiose interpretazioni (di comodo) delle direttive europee.

Ma evidentemente l’utente in Italia, alla faccia dell’Europa, è ancora considerato alla stregua di un minorato mentale, un interdetto a cui si deve impedire con ogni mezzo il controllo del proprio traffico telefonico. Per nascondere che cosa?

Questa situazione è del tutto inaccettabile. Telecom Italia e anche il Ministero delle Comunicazioni sono sordi a qualsiasi rimostranza e si trincerano dietro l’ormai tristemente famoso art. 5 del D.L. 171/98, mentre l’Authority e il Garante prof. Rodotà avvallano incredibilmente simili vessazioni nei confronti dell’utente telefonico.

Come è possibile modificare questa situazione aberrante, se persino chi dovrebbe garantire i cittadini si schiera dalla parte dei poteri forti?

Ma, grazie ad Internet, un folto gruppo di utenti si sta organizzando per ricorrere alla Commissione Europea contro lo Stato Italiano, autore del demenziale decreto.

Con OPERAZIONE TRASPARENZA è partita una grande campagna di sensibilizzazione per una autentica trasparenza delle bollette.

Tutte le informazioni su: OPERAZIONE TRASPARENZA:

È attiva anche una mailing list per essere costantemente aggiornati sull_inziativa: trasparenza-subscribe@onelist.com

Con preghiera di pubblicazione. Trento 9/05/1999

Cordiali saluti

Alessandro Ghezzer


TELECOM ITALIA: MANUALE DI RESISTENZA UMANA AL GESTORE TELEFONICO MONOPOLISTA


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