18 Marzo 1996
di Roberto Leonarduzzi E-Mail:
leonard@mbox.vol.it
Individuare una soluzione di accesso ad ITERNET economica per tutti (fornitore del
servizio, Utente, gestione delle infrastrutture). Sfruttare al massimo la potenzialità
della rete urbana esistente che consente di fornire all'utente canali B-ISDN (192 Kb/s)
senza alcuna attività di ricablatura (evitando scavi urbani e costi nascosti a carico
della collettività). Rendere diponibile il servizio su tutto il territorio nazionale a
pari condizioni di convenienza in modo da poter giocare la carta INTERNET anche nelle zone
meno sviluppate che in questo modo avrebbero pari opportunità (telelavoro).
La soluzione che si propone ottimizza il rapporto costi globali e benefici per l'utenza.
Essa è percorribile sulla base dell'apertura alla concorrenza nel settore TLC realizzando
una privatizzazione di Telecom Italia mirata ad ottenere il massimo beneficio per la
collettività Italiana.
La diffuzione di Internet in Italia è ad un buon livello di espansione, anche per le
attività promozionali dei Service Providers . Tuttavia i costi telefonici sono ancora
troppo alti per consentire una diffusione di massa, economica e capillare.
I point of present (P.O.P) dei Service Providers sul territorio sono ancora a livello di
centro di distretto (per I distretti più importanti) e solo gli appartenenti alla rete
urbana del centro di distretto possono usufruire di servizi INTERNET a prezzi quanto meno
accessibili (T.U.T). Tutte le rimanenti reti urbane del territorio hanno accesso con
telefonata intersettoriale o interdistrettuale
Per fare un esempio:
L'area metropolitana di Milano è densamente popolata (sino a Lecco, Como, Varese,
Bergamo, Lodi,) e ricca di medie e piccole industrie che avrebbero bisogno di utilizzare
diffusamente INTERNET per le loro relazioni esterne. In tale area metropolina la richiesta
di accesso Urbano potrebbe essere notevolissima eppure la possibilità di offrire questo
servizio è bloccata dal costo telefonico. Analizziamo la tabella seguente.
| dati aggiornati al 5/3/96 tratti da:COMPUTER WORLD:NetPoint |
|---|
| TOTALE | con POP | % senza POP | costi d'accesso ad INTERNET | |
| Centri di distretto | 232 | 100 | 56,6% | dal 65,5% dei distretti: tariffa interdistrettuale |
| Centri di settore | 1399 | 200 | 85,7% | dal 94,3% dei settori: tariffa intersettoriale |
| Reti Urbane | >1399 | 200 | >85,7% | da meno del 5% delle reti urbane : T.U.T |
L'espansione Italiana dei servizi Internet si può dire che è fortemente contrastata dal
costo telefonico dovuto al ridotto numero di P.O.P. rispetto alle reti urbane esistenti.
La crescita dei POP è direttamente legata alla politica di investimento dei Service
Providers e all'economia di gestione dei POP stessi rapportata al bacino di utenza.
Le scelte attualmente vengono fatte in modo da garantire un ritorno economico nel breve
periodo. In questa fase iniziale infatti, si privilegia iil ritorno economico nel breve
per tenere basso il debito dei fornitori di servizio.
A causa degli eccesivi costi di una connessione permanente, il costo di interconnessione
di un POP incide molto nella sua economia di gestione e questo contribuisce a frenare la
crescita dei POP stessi. È noto che questi costi dipendono dalla politica tariffaria
applicata da Telecom Italia alle connessioni permanenti. Essendo Telecom Italia in regime
di gestore unico delle telecomunicazioni, stante il monopolio di fatto, non c'è nessun
interesse da parte di T.I. a ridurre le tariffe.
Il monopolio di TELECOM ITALIA è costituito da collegamenti Urbani, Extra-urbani,
Intersettoriali, Interdistrettuali.
Tale monopolio copre praticamente tutto il settore delle telecomunicazioni, dalla
telefonia pura e semplice ai collegamenti dedicati (su rete urbana, interurbana,
intersettoriale, ecc.) Il costo dei collegamenti dedicati è da 5 a 10 volte il costo
negli altri paesi europei. Questo costo è tra le maggiori cause di non proliferazione dei
P.O.P.
Il monopolio di T.I. non favorisce l'uso di nuove tecnologie di connessione (ISDN) a
prezzi concorrenziali.. I prezzi rimangono alti perché non sono commisurati all'effettivo
costo
Telecom Italia non ha alcun interesse a ridurre i tempi di connessione semipermanenti di
cui l'utente potrebbe giovare se fosse servito con connessione ISDN piuttosto che con
l'attuale connessione MODEM. Ricordiamo che gli attuali modem consentono di viaggiare a
velocità di 28,8 Kb/s (la rete fonica però non consente di salire sopra i 14,4 Kb/s a
causa della scarsa qualità dei collegamenti con la centrale) mentre con ISDN si
viaggerebbe a 64 Kb/s ma soprattutto la connessione potrebbe essere automaticamente
interrotta quando non c'e transito di dati per essere ripresa in tempi brevissimi quando
nasce una nuova esigenza di trasferimento (con il modem questo meccanismo sarebbe molto
più lento e macchinoso rendendolo praticamente inutile)
Per la crescita dei servizi telematici (INTERNET) in Italia sarebbe indispensabile avere:
Il cablaggio urbano esistente nelle città e nei paesi di tutt'Italia, è un patrimonio di
Telecom Italia ma non solo.
È un patrimonio dello stato Italiano non solo per I diritti dell'azionista di T. Italia
(STET->IRI->TESORO->STATO ITALIANO) ma anche per tutto ciò che comporta a
livello infrastrutturale per I comuni sede della rete Urbana (scavi, tubi, armadi
stradali, marciapiedi, asfaltature, ecc). Sarebbe un vero peccato economico andare verso
la ricablatura del territorio (in fibra ? a chi serve ?) anche per le spese nascoste che i
comuni dovrebbero sopportare, senza prima ottimizzare l'utilizzo del cablaggio esistente.
La proposta è di rendere disponibile il cablaggio esistente affinché tutti I fornitori
di servizio telefonico possano fin da subito collegare l'utente che desidera avere un
fornitore diverso da T.Italia
SCORPORANDO dalla società Telecom Italia il CABLAGGIO URBANO che attualmente essa
possiede e privatizzando il tutto attraverso due società, una di servizi ed una di
infrastrutture urbane.
Obbligando per legge la società del CABLAGGIO URBANO a gestirlo in modo trasparente verso
tutti I fornitori di servizio. Sarebbe una ottima forma di privatizzazione che avrebbe il
vantaggio di mettere in moto fin da subito la concorrenza tra I fornitori di servizio
avendo assicurato parità di trattamento.
Dalla centrale Urbana all'utente, il cablaggio sarebbe gestibile da un nuovo ente (magari
con partecipazioni comunali) o comunque gestibile a livello territoriale in modo da
garantire parità di condizioni ai fornitori di servizio.
La Nuova Telecom Italia si occuperebbe di fornire il servizio Urbano in concorrenza con
altri fornitori locali.
Credo che questa proposta stravolga l'attuale concetto sulle privatizzazioni.
Le privatizzazioni attualmente sono impostate per ottenere il massimo ritorno economico
dalla vendita. La posizione dominate di T.Italia la rende molto appetibile sul mercato e
quindi si riuscirebbe ad ottenere il massimo ritorno economico da questa vendita. Occorre
tuttavia considerare l'impatto che una privatizzazione di questo tipo avrebbe sul settore
delle telecomunicazioni in Italia. Molto probabilmente la posizione dominante non potrebbe
più essere scalfita da alcuna concorrenza (almeno a breve termine) se non a costi
d'investimento esorbitanti. Il risultato sarebbe la perdita delle opportunità che le
nuove vie di comunicazione consentono, viceversa si avrebbe uno spreco di risorse che si
potrebbe evitare.
Privatizzare in modo diverso potrebbe smuovere un settore trainante dell'economia ed
aprire nuove prospettive al Paese.
Il servizio di interconnessione extraurbano (Settori e distretti) deve essere
liberalizzato per favorire la nascita di consorzi alternativi a T.Italia.
Le infrastrutture esistenti attualmente (F.S., AUTOSTRADE, ENEL, SNAM, ecc.) potrebbero
essere oggetto di accordi per costituire dorsali di connesione extraurbana che
consentirebbero ai nuovi fornitori di servizio Urbano di ridurre il costo di gestione
delle connessioni fisse tra P.O.P. Si entrerebbe finalmente in un regime di riduzione dei
prezzi finali all'utenza per effetto della concorrenza.
La Nuova Telecom Italia si occuperebbe della gestione delle proprie connessioni
extraurbane e della fornitura di connessioni a terzi in regime di concorrenza con altri
fornitori nazionali
La nascita di nuove società di Telecomunicazioni in concorrenza, renderebbe il mercato
Italiano delle TLC simile ai mercati Europei (ma forse più simile al mercato
Nordamericano). I prezzi dei servizi telefonici scenderebbero e l'offerta di nuove
soluzioni d'avanguardia crescerebbero di pari passo rendendo percorribilissima la strada
di fornire connessioni ISDN a tutti coloro che lo desiderano ed a prezzi molto convenienti
(per effetto della concorrenza) .
La strada della crescita a dismisura dei P.O.P. sarebbe spianata e questo consentirebbe
una diffusione tale di Internet da avvicinare la situazione U.S.A. e forse (con la
fantasia che non ci manca) ... raggiungerla!
Diffondere questa proposta nelle sedi più opportune (politiche, economiche,
giornalistiche, ecc. ) affinché si proceda ad una COMPLETA RIFORMULAZIONE DELLA BOZZA DI
LEGGE sulla privatizzazione delle TLC che consenta di raggiungere gli obiettivi esposti ed
uno scenario di Telecomunicazioni veramente adatto all'utente ed alla società Italiana.
Chiedere alle varie FORZE POLITICHE di chiarire I contenuti dei loro programmi di governo
e di valutare seriamente la proposta di una DIVERSA PRIVATIZZAZIONE DI TELECOM ITALIA
veramente adatta alle esigenze delle telecomunicazioni nel nostro paese.
4 Marzo 1995
by Roberto Leonarduzzi E-Mail:
leonard@mbox.vol.it
P.S.
Il piano regolatore telefonico nazionale (1991) attualmente in vigore ipotizza che entro
la seconda metà degli anni '90 sia messa in atto una revisione del piano regolatore
stesso e recita quanto segue:
"sostituzione dell'area urbana e dell'area settoriale con un'area locale
dimensionalmente abbastanza simile a queste ma con migliori caratteristiche di omogeneità
in termini territoriali. La dimensione media dell'area locale dovrà essere individuata in
funzione degli indirizzi tariffari esistenti al momento di pianificazione della
modifica."
Speriamo che per seconda metà degli anni '90 non si intenda il 30 Giugno 1999
AISTel
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