

Queste organizzazioni hanno, però affrontato il problema senza considerare i due fattori fondamentali che determinano il prezzo delle telecomunicazioni in Italia: l'imposizione governativa delle tariffe e l'assenza del libero mercato. Le tariffe telefoniche non possono essere ridotte finché non verrà applicata la liberalizzazione delle telecomunicazioni e verrà tolto al il monopolio governativo con la conseguente possibilità di imporre le tariffe. Questo accadrà obbligatoriamente il 1º gennaio 1998.
Ma il problema economico sta assumendo aspetti completamente diversi da quelli attuali. Non da molti mesi sono entrati in commercio programmi che consentono di "parlare" attraverso Internet ad un utente a migliaia di chilometri di distanza. Anzi, a più interlocutori contemporaneamente. Poiché a Internet si accede attraverso un "fornitore di connessione" (Internet Provider) che richiede solamente un canone annuale indipendentemente dal traffico e il costo di una telefonata urbana, è ragionevole ritenere che, con la diffusione della rete mondiale - una "cablatura globale" - e con il miglioramento della tecnologia, centinaia di migliaia di clienti delle compagnie di telecomunicazioni mondiali passeranno dal comune telefono alla "fonia digitale".
Questa evoluzione è molto più di una semplice ipotesi tanto che colossi della telefonia mondiale quali At&t e Mci sono seriamente preoccupati per questo fenomeno di "trasmigrazione" di clienti verso linee digitali a costo fisso poiché il grosso dei loro introiti proviene proprio dalle telecomunicazioni intercontinentali. La diffusione dei sistemi chiamati I-phone - cioè "telefono in Internet" - rischiano di decurtare i guadagni di queste aziende di una considerevole fetta.
A questo punto è lecito chiedersi quale sarà il metodo con il quale verranno stabilite le tariffe delle telefonate nel prossimo futuro.
In origine, all'inizio della telefonia pubblica, il pagamento del solo canone era il mezzo per indurre un maggior numero di persone a usufruire del nuovo sistema di comunicazione. Per assurdo, il "boom" della telefonia - che in Italia non era stato previsto o al quale non ci si era preparati - causò un traffico di chiamate eccessivo rispetto alla capacità delle linee allora esistenti. Questo fatto, sommato al monopolio di stato che prelevava una percentuale delle entrate della SIP e che aveva tutto l'interesse all'aumento del costo delle telefonate, portò all'introduzione della tariffa urbana a tempo (Tut) per scoraggiare l'uso eccessivo delle linee e ricavare il più possibile dall'utente. In questo modo, oltretutto, il concessionario pubblico, risparmiò migliaia di miliardi che avrebbe dovuto spendere per l'adeguamento delle infrastrutture.
Questa situazione non si è mai verificata nel nordamerica - USA e Canada - dove, da molti anni, la liberalizzazione delle telecomunicazioni è completa e dove le compagnie fornitrici hanno sempre tenuto aggiornate ed efficienti le loro strutture e tanto bassi i loro prezzi da fornire gratuitamente le telefonate urbane.
È evidente, quindi, che i parametri di valutazione dei costi e delle tariffe al pubblico siano in rapido cambiamento. Un'ipotesi prevale sulle altre: il pagamento a "capacità trasmissiva" o, in gergo tecnico, a "larghezza di banda". Ipotizziamo una società totalmente cablata nella quale la disponibilità delle risorse di telecomunicazione siano in equilibrio con la domanda; a questo punto la distanza di collegamento e il tempo di occupazione delle linee non sarebbero più fattori determinanti, ma lo sarà la velocità di trasmissione dei dati o la quantità di dati ricevibili simultaneamente. Continuando su questa ipotesi immaginiamo che una "famiglia tipo" abbia una connessione standard attraverso la quale riceverà telefonate, fax, televisione, posta elettronica e programmi multimediali a un costo fisso - diciamo - di 500mila lire all'anno; a questi verranno aggiunti i costi dei servizi a pagamento: televisione a pagamento, tele-acquisti eccetera. Un'azienda con un centinaio di dipendenti avrà bisogno di più linee telefoniche, di trasmissione dati, teleconferenza, fax a colori e accesso alla rete di computer aziendali; probabilmente pagherà due o tre volte il "canone" perché necessiterà del doppio o del triplo della velocità e della capacità di trasmissione di una famiglia.
Non solo, quindi, cambia la tecnologia, ma anche la sua impostazione commerciale. Per ora, in Italia, l'unica cosa sicura è la tassa sulla telefonia mobile.
Luca Pinotti